BRUNO TRIPODI : BIOGRAFIAla scultura nell'anima, la boxe nel cuore di SERGIO SRICCHIA
Spesso mi sono posto la domanda:
se Bruno Tripodi, pugile orgoglioso, irriducibile, portato allo stoicismo
estremo, avesse avuto un manager dall'esperienza internazionale (un Rocco
Agostino?), ed alle spalle un organizzatore capace come Rodolfo Sabbatini
quali sarebbero stati i suoi traguardi che in carriera si sono limitati
ad un titolo tricolore? Ovvio che la risposta non avrebbe mai una "risposta
sicura", perché con i se e con i ma si costruiscono solo fantasie
e mai certezze. Ma nella fantasia un pugile solido, orgoglioso e spettacolare
come Bruno avrebbe raggiunto la Corona europea. Perché i campioni
del mondo dei Pesi Medi (titolo unificato e in solo otto categorie a quei
tempi di inizio anni cinquanta) si chiamavano Tony Zale, Marcel Cerdan,
Rocky Graziano e sua maestà "Sugar" Ray Robinson, e quindi
l'impresa , anche si fosse raggiunto il traguardo di combattere per l'iride
avrebbe potuto avere scarse possibilità di riuscita. Ma il sogno
continentale, per i mezzi fisici di Bruno, non sarebbe stato impossibile,
anzi. Bruno Tripodi è stato un buon pugile: dopo una discreta carriera
dilettantistica (50 incontri vinti su 60 disputati), aveva debuttato al
professionismo il 3 ottobre 1951 sconfiggendo per KO alla terza ripresa
il francese Marcel Tasito sul ring del Casino di Beausoleil, alla periferia
di Monaco, feudo di Bruno. Nato a Santa Cristina in provincia di Reggio
Calabria il 6 gennaio 1929, si era trasferito con la famiglia nei dintorni
di Monaco. Un jolly nel lavoro giovanile, per poi finire all'Hotel Metropol
di Montecarlo. Una carriera lavorativa ricca di soddisfazioni per lui.
<<Ho sempre lavorato con impegno in ogni mestiere che intraprendevo>>,
dice Bruno Tripodi.<< Ed erano i più svariati ai quei tempi.
Avevo anche la passione per il ciclismo e il calcio che ho praticato per
alcuni anni. Perché dopo quel primo
successo su Tasito altri ne sono seguiti. Ma subito in lui lo spirito
di avventura prendeva il sopravvento ed al 4 match era già a combattere
in Svizzera, a Losanna, contro Marcel Savey. Sconfitta ai punti. Ancora
a Beausoleil vince con Boglione, e finalmente il match a Ventimiglia,
di fronte al pubblico di casa: è il 5 aprile 1952 e mette KO Tullio
Di Giovanni. Perde a Monaco contro Young Raymond un pugile transalpino
molto quotato e poi ottiene un pari con il solido Mario Savoldi quando
scavalca per la prima volta il parco cordato a Sanremo un avversario che
Tripodi si troverà di fronte ancora a Sanremo (al Casino Municipale)
tre anni dopo per una difesa tricolore. Savoldi sarà sconfitto
dopo 12 accanite, combattute riprese. Ormai il nome di Tripodi è
sinonimo di combattimenti spettacolari ed il suo nome esce anche dalla
Costa Azzurra. Un pari a Milano contro Gino Rossi in 10 riprese che era
uno dei più quotati pesi medi italiani (29 gennaio 1953). Ma il
successo che gli apre decisamente le porte della notorietà è
quello riportato sul ring "amico" di Beausoleil il 4 maggio
1953 quando mette KO alla 9° ripresa l'algerino Omar Koudri, ex campione
d'Europa che godeva dei favori del pronostico per la sua esperienza e
carisma. Ma Bruno lo infila con un destro terrificante dopo averlo duramente
punito prima. Dopo alcuni successi (importante quello con Gilberto Stock
a Nizza, fratello di Jean che era ai vertici europei e fu avversario di
Tiberio Mitri per il titolo europeo), venne designato sfidante ufficiale
per il titolo italiano che era nelle solide mani del forlivese Widmer
Milandri. Era il 16 giugno 1954, Bruno Tripodi andò ad affrontare
il più esperto avversario proprio a Forlì. Leggiamo in sintesi
cosa scriveva "Boxe Ring" su quell'incontro nella versione del
corrispondente Flavio Tesorieri di Forlì e Gino Romano, un ex croupiers
del Casino che era anche il mentore di quel tempo delle imprese pugilistiche
di Bruno: Tesorieri: "Un avversario rivelatosi effettivamente una
alacre macchina da pugni screziata però da una modesta cognizione
pugilistica ed infarcita ancora di velato dilettantismo ", poi passa
a raccontare il calvario della seconda ripresa: "
vedeva un
Tripodi deciso ed autoritario seppure elementare che cominciava a menare
colpi con ambedue i pugni , su bersaglio utile o no, attraverso una persistenza
che rivelava un fisico rigoglioso ed una preparazione perfetta. Milandri
cadeva una prima volta e si rialzava immediatamente, ancora stordito,
girando su se stesso; e poi nuovamente investito dai colpi, s'abbandonava
sul tappeto dopo aver accusato un gancio destro quasi sincronizzato da
un sinistro sempre al mento. In effetti Milandri con inutili sforzi per
risollevarsi subito, si levava al 9'', quando l'arbitro stava per scandire
l'out.."; mentre Gino Romano commentava
"Conoscendo l'amore
immenso che lo muove verso lo sport del pugno guantato ed avendo inoltre
la certezza di una preparazione accurata il nostro pronostico era nettamente
per Bruno Tripodi perché, per noi, la giovinezza e il vigore fisico
dovevano avere il sopravvento durante l'arco del combattimento
".
Ma il suo manager Kid Acchiardo non gli seppe levare quelle "scorie"
dilettantistiche prima di affrontare campioni veri.
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