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L'idea
di utilizzare come sede per il Museo della canzone italiana autentiche
carrozze ferroviarie primo Novecento, agganciate alla storica locomotiva
"Cirilla", non è stata solo un'originalità, ma il suggestivo
accostamento di nostalgie emotive suggerite, in simbiosi, dall'immagine
di un vecchio romantico convoglio o dall'ascolto di una melodica
canzone.
Una canzone: poetico connubio di musica e parole che risvegliano
emozioni e nostalgie di momenti magici racchiusi nel nostro cuore che
diventa poeta e canta ciò che ama e sogna.
Emozioni e nostalgie che
ritroviamo in migliaia di dischi, di partiture musicali, di fotografie
che documentano una lunga storia musicale: dalla canzone napoletana che
" dipingeva " un folclore reso famoso nel mondo alle romanze da salotto,
alle cantate delle tradotte, agli spumeggianti motivetti del cafè-chantant, ai temi popolari dei suonatori ambulanti, fino alla
divulgazione radiofonica che scatenò il fanatismo per interpreti entrati
nel mito e trovò la sua apoteosi nel Festival di Sanremo.
Non si può non essere grati ad Erio Tripodi, ideatore e realizzatore del
Museo, per lo straordinario lavoro di appassionata ricerca e per il
preziosismo di quanto è raccolto e custodito, a cui si affiancano, come complemeto alla documentazione dell'ispirazione musicale, macchine
sonore, pianole, carillons, fonografi, grammofoni, juke-box creati nel
tempo per ' catturare " e " riprodurre " il suono e la voce umana.
Nel Museo della canzone, unico nel mondo,
la documentazione dell'intero arco storico della musica popolare
italiana.

Nel
Treno della Musica trova posto la carrozza del Centro Studi con
biblioteca, discoteca e saletta per convegni e conferenze. Il Centro
Studi promuove incontri, dibattiti e iniziative a tutela della musica
italiana (come l'interpellanza parlamentare che ha avuto vasta eco
nell'informazione). Ha istituito il "Premio Treno della Musica" (a
riconoscimento di speciali meriti) al quale si affiancheranno premi
giornalistici e borse di studio. Il Centro documentazione del Museo
custodisce migliaia di dischi, di partiture musicali, di registrazioni
che coprono l'intero arco storico della musica popolare italiana,
migliaia di pubblicazioni (libri, riviste, articoli vari, biografie,
ecc.), oltre a una vasta documentazione iconografica. Una Banca dati cui
si rivolgono studiosi e appassionati. Nell'archivio discografico sono
conservati oltre ottantamila brani musicali che vanno dagli anni '20
agli anni '80, centomila dischi non ancora catalogati, di cui diecimila
a 78 giri. La collezione spazia da documenti, anche inediti, di
interpreti ed esecutori di musica classica, operistica, rock, leggera,
jazz, italiana e internazionale. Raccoglie inoltre le testimonianze
orali dei protagonisti della Grande Guerra, e le voci storiche del
Teatro, del Cinema e dello Spettacolo italiano.
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Un
altro gruppo di visitatori ha lasciato il Museo. Sono
ragazzi delle scuole medie di cui colgo l'eco delle risate e
dei saluti. Tra loro mi sono rivisto ragazzo, affascinato
dalla vecchia radio che allora trasmetteva le canzoni dei
miei cantanti preferiti: Carlo Buti, Claudio Villa, Luciano
Tajoli e Oscar Carboni, interpreti di quella linea melodica
che ha lasciato una traccia profonda nel mio cuore. Con gli
spiccioli risparmiati acquistavo il loro ultimo disco per
imitare, nel ripetuto ascolto, le modulazioni e le
sfumature.
Il richiamo dei concorsi di canto organizzati nella zona mi
trovavano sempre presente all'appello e quando mi fecero
capire che potevo aspirare ad un discreto successo, mi
ritrovai, poco dopo, a far parte di un complessino gradito
da un pubblico sempre più vasto. Confesso che il piacere dei
consensi era pari a quello di "donare" le mie canzoni e
vivere l'atmosfera di questi appuntamenti musicali.
I doveri di figlio all'antica fermarono una possibile
carriera richiamandomi tra i tavoli di un ristorante
familiare che gradatamente riuscii a trasformare in un punto
di ritrovo per gli appassionati della musica... e lo chiamai
"Tempio della canzone".
Le cose andavano bene: cantavo e invitavo a cantare. Nel
repertorio avevo aggiunto anche mie canzoni. Dovevo
ritenermi "realizzato", come si usa dire... . Ma il pensiero
era sempre rivolto ai miei idoli, ammirati nell'ascolto del
loro disco più recente, ultimo di una sempre più completa
collezione.
Per un sognatore che vive in una piccola città, i personaggi
che lo affascinano -autori e interpreti- appaiono come
abitanti di un altro pianeta. Per me, questo pianeta aveva
un nome:"Galleria del Corso". E un giorno andai a Milano per
scoprire questo mondo magico.
Conobbi i poeti, i musicisti, i cantanti che avevano
popolato i miei sogni. Fui felice di trovare in loro la
sensibilità, l'essenza umana e la cordialità che avevo
immaginato; ma soprattutto fui grato dell'amicizia sincera
che mi donavano e mi dimostrarono rendendomi la visita. Fu
un momento magico per me, che si rinnovò più volte ed ebbe
una memorabile esaltazione in una serata dedicata a Cesare
Andrea Bixio. Una partecipazione totale, un caldo abbraccio
che univa tutto il mondo della canzone italiana nel locale
della mia piccola città. A sincerarmi che non continuavo a
sognare, mi giunse una lettera di Cherubini: si era
stabilito un rapporto di sincera amicizia che non si è mai
interrotto. Venni onorato dal conferimento da parte dell'UNCLA
(Unione Nazionale Compositori Librettisti Autori di musica
popolare) di una medaglia d'oro con diploma così motivata:
<Per la prima volta nei suoi trentaquattro anni di
fondazione, l'UNCLA assegna riconoscimenti speciali nel
campo della musica leggera. Tra i premiati (Luciano Tajoli,
i maestri Bertini, Cherubini, Schisa... Radio Meneghina ...)
una medaglia d'oro con diploma viene assegnata a Erio
Tripodi, "Cantante popolare, amico e ristoratore degli
artisti">. Motivazione firmata da Kramer, Cherubini,
Pallesi, Schisa, Specchia, Bixio, Leoni, Ravasini,
Fiammenghi, Vancheri, Panzuti, Calvi, D'Acquisto, Parenzo,
Prencipe, Caruso, Palma, Fontana, Marino Marini, Colombo, De
Lorenzo.
Poi, lentamente ma inesorabilmente, il mondo che avevo
scoperto e amavo si andava dissolvendo. La lunga fila di
targhe che ai numeri 2 e 4 della Galleria del Corso
indicavano le più importanti Case musicali venivano una ad
una rimosse, assorbite dalle "multinazionali". Le
conseguenze non tardarono a manifestarsi: le fonti di
ascolto emarginavano la musica italiana per diffondere
prodotti prefabbricati, ossessivamente monofonici,
massimamente stranieri. Finiva un'epoca di grande tradizione
tra la rassegnazione e l'amarezza dei pochi rimasti. Mi resi
conto, allora, che le migliaia di dischi, di spartiti
musicali, di scritti e fotografie, di strumenti e macchine
sonore raccolte in tanti anni di ricerche, rappresentavano
la testimonianza di una storia d'arte popolare da custodire,
da documentare, da far riscoprire.
È nato così il Museo della canzone italiana, unico nel
mondo, inaugurato il 14 febbraio del 1988 da Luciano
Pavarotti, Presidente onorario. Come sede, un autentico
vecchio treno che, in comune con il Museo, ha una vita
parellela e la stessa facoltà di donare sogni, giocondità,
nostalgia... . Qualche necessaria modifica non sminuisce il
valore rievocativo e di suggestivo richiamo delle ormai
leggendarie carrozze centoporte che hanno portato in viaggio
oltre tre generazioni. Rigorosamente storica è anche la
locomotiva a vapore Cirilla che aggancia le vetture di
questo "treno della musica" in perfetta efficienza per
riprendere, non solo idealmente, un auspicabile viaggio
itinerante. Un sogno realizzato? In parte sì, perché
gratificante è l'elogio di tantissimi visitatori italiani e
stranieri, di cantanti, attori, musicisti, giornalisti e
scrittori, personalità dello spettacolo e dello sport.
Altamente significativo è poi stato secondo i miei
sentimenti il conferimento di un premio ambito come La
caravella d'oro, il prestigioso Premio Liguria 1988.
La realtà di oggi è salvaguardare e difendere quella
tradizione musicale italiana che il mondo ci ha sempre
riconosciuto! In base a quanto detto cosa si può ancora
affermare, quale è la realtà d'oggi e quale lo scopo
principale di questo Museo? La risposta giunge in modo
semplice ed evidente: ogni sforzo da parte nostra. A mio
avviso è assai importante sollecitare con tutti i mezzi
l'equità di trasmissione, lasciando spazi alla creatività
italiana e, contemporaneamente, interessare i giovani a
scoprire le radici di un'arte popolare, composita del
costume e del folclore della nostra tradizione.
Questo lo dovevo agli idoli della mia gioventù, che ora sono
i miei carissimi amici. |
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