<<Una canzone non è soltanto i messaggi che veicola, ma anche, e direi soprattutto, i sentimenti che suscita in coloro che l'ascoltano>>
Enzo Forcella





















<<Sono sicuro che in mezzo a chi mi ascolta c'è qualcuno a cui una canzone può dare qualche sollievo, un respiro, un singhiozzo liberatore, una consolazione>>
Vittorio De Sica


n altro gruppo di visitatori ha lasciato il Museo. Sono ragazzi delle scuole medie di cui colgo l'eco delle risate e dei saluti. Tra loro mi sono rivisto ragazzo, affascinato dalla vecchia radio che allora trasmetteva le canzoni dei miei cantanti preferiti: Carlo Buti, Claudio Villa, Luciano Tajoli e Oscar Carboni, interpreti di quella linea melodica che ha lasciato una traccia profonda nel mio cuore. Con gli spiccioli risparmiati acquistavo il loro ultimo disco per imitare, nel ripetuto ascolto, le modulazioni e le sfumature.
Il richiamo dei concorsi di canto organizzati nella zona mi trovavano sempre presente all'appello e quando mi fecero capire che potevo aspirare ad un discreto successo, mi ritrovai, poco dopo, a far parte di un complessino gradito da un pubblico sempre più vasto. Confesso che il piacere dei consensi era pari a quello di "donare" le mie canzoni e vivere l'atmosfera di questi appuntamenti musicali.
I doveri di figlio all'antica fermarono una possibile carriera richiamandomi tra i tavoli di un ristorante familiare che gradatamente riuscii a trasformare in un punto di ritrovo per gli appassionati della musica... e lo chiamai "Tempio della canzone".
Le cose andavano bene: cantavo e invitavo a cantare. Nel repertorio avevo aggiunto anche mie canzoni. Dovevo ritenermi "realizzato", come si usa dire... . Ma il pensiero era sempre rivolto ai miei idoli, ammirati nell'ascolto del loro disco più recente, ultimo di una sempre più completa collezione.
Per un sognatore che vive in una piccola città, i personaggi che lo affascinano -autori e interpreti- appaiono come abitanti di un altro pianeta. Per me, questo pianeta aveva un nome:"Galleria del Corso". E un giorno andai a Milano per scoprire questo mondo magico.
Conobbi i poeti, i musicisti, i cantanti che avevano popolato i miei sogni. Fui felice di trovare in loro la sensibilità, l'essenza umana e la cordialità che avevo immaginato; ma soprattutto fui grato dell'amicizia sincera che mi donavano e mi dimostrarono rendendomi la visita. Fu un momento magico per me, che si rinnovò più volte ed ebbe una memorabile esaltazione in una serata dedicata a Cesare Andrea Bixio. Una partecipazione totale, un caldo abbraccio che univa tutto il mondo della canzone italiana nel locale della mia piccola città. A sincerarmi che non continuavo a sognare, mi giunse una lettera di Cherubini: si era stabilito un rapporto di sincera amicizia che non si è mai interrotto. Venni onorato dal conferimento da parte dell'UNCLA (Unione Nazionale Compositori Librettisti Autori di musica popolare) di una medaglia d'oro con diploma così motivata: <<Per la prima volta nei suoi trentaquattro anni di fondazione, l'UNCLA assegna riconoscimenti speciali nel campo della musica leggera. Tra i premiati (Luciano Tajoli, i maestri Bertini, Cherubini, Schisa... Radio Meneghina ...) una medaglia d'oro con diploma viene assegnata a Erio Tripodi, "Cantante popolare, amico e ristoratore degli artisti">>. Motivazione firmata da Kramer, Cherubini, Pallesi, Schisa, Specchia, Bixio, Leoni, Ravasini, Fiammenghi, Vancheri, Panzuti, Calvi, D'Acquisto, Parenzo, Prencipe, Caruso, Palma, Fontana, Marino Marini, Colombo, De Lorenzo.
Poi, lentamente ma inesorabilmente, il mondo che avevo scoperto e amavo si andava dissolvendo. La lunga fila di targhe che ai numeri 2 e 4 della Galleria del Corso indicavano le più importanti Case musicali venivano una ad una rimosse, assorbite dalle "multinazionali". Le conseguenze non tardarono a manifestarsi: le fonti di ascolto emarginavano la musica italiana per diffondere prodotti prefabbricati, ossessivamente monofonici, massimamente stranieri. Finiva un'epoca di grande tradizione tra la rassegnazione e l'amarezza dei pochi rimasti. Mi resi conto, allora, che le migliaia di dischi, di spartiti musicali, di scritti e fotografie, di strumenti e macchine sonore raccolte in tanti anni di ricerche, rappresentavano la testimonianza di una storia d'arte popolare da custodire, da documentare, da far riscoprire.
È nato così il Museo della canzone italiana, unico nel mondo, inaugurato il 14 febbraio del 1988 da Luciano Pavarotti, Presidente onorario. Come sede, un autentico vecchio treno che, in comune con il Museo, ha una vita parellela e la stessa facoltà di donare sogni, giocondità, nostalgia... . Qualche necessaria modifica non sminuisce il valore rievocativo e di suggestivo richiamo delle ormai leggendarie carrozze centoporte che hanno portato in viaggio oltre tre generazioni. Rigorosamente storica è anche la locomotiva a vapore Cirilla che aggancia le vetture di questo "treno della musica" in perfetta efficienza per riprendere, non solo idealmente, un auspicabile viaggio itinerante. Un sogno realizzato? In parte sì, perché gratificante è l'elogio di tantissimi visitatori italiani e stranieri, di cantanti, attori, musicisti, giornalisti e scrittori, personalità dello spettacolo e dello sport. Altamente significativo è poi stato secondo i miei sentimenti il conferimento di un premio ambito come La caravella d'oro, il prestigioso Premio Liguria 1988.
La realtà di oggi è salvaguardare e difendere quella tradizione musicale italiana che il mondo ci ha sempre riconosciuto! In base a quanto detto cosa si può ancora affermare, quale è la realtà d'oggi e quale lo scopo principale di questo Museo? La risposta giunge in modo semplice ed evidente: ogni sforzo da parte nostra. A mio avviso è assai importante sollecitare con tutti i mezzi l'equità di trasmissione, lasciando spazi alla creatività italiana e, contemporaneamente, interessare i giovani a scoprire le radici di un'arte popolare, composita del costume e del folclore della nostra tradizione.
Questo lo dovevo agli idoli della mia gioventù, che ora sono i miei carissimi amici.

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