Quando Galleria del Corso era l'Olimpo della Canzone italiana
Oggi, per i milanesi e i turisti, è solo un comodo passaggio tra Corso Vittorio Emanuele e Piazza Beccaria. Forse sono pochi quelli che sanno di trovarsi in Galleria del Corso, l'esautorato Olimpo della canzone italiana. Fino a qualche anno fa, sotto le grandi arcate, ogni mattina si ritrovavano "tutti": poeti, musicisti, interpreti, impresari, discografici. Il mondo della musica leggera si dava appuntamento. E il milanese fanatico o il curioso poteva trovarsi a tu per tu con i più popolari esponenti dello spettacolo riuniti, dopo la rituale visita al pacioso Pasqualone Bixio, al protomanager Ladislao Sugar, al "paladino" Angelo De Lorenzo, per le quattro chiacchiere. In questo appuntamento quotidiano nascevano puntualmente progetti fantasiosi ed affascinanti che altrettanto puntualmente svanivano. Un rituale per conoscersi meglio, per inserirsi, per sentirsi amici... . Perché qui il "personaggio" rivelava la sua umana sensibilità e anche la rivalità professionale si trasformava in comprensione e partecipazione.
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Galleria del Corso
Galleria del Corso dipinta da Attilio Uzzo
In questo "salotto" passavano le speranze, i sogni, le gioie, le delusioni: tante storie vere che sarebbero piaciute a Vittorio De Sica ed a Luigi Comencini.
Ne ricordiamo una, simbolica.
In Galleria, quel giorno, c'era qualcosa di nuovo. Si parlava di una scrittura "vera" proposta da New York. Si cercava un cantante per ripresentare il repertorio della grande tradizione italiana. L'audizione fu severa. Fu preferito un tenorino brianzolo che cantava "O sole mio" come piaceva all'impresario e che fece il salto dal Grand'Italia al Madison con l'incoscienza dei semplici.
Quando dopo anni l'"americano" tornò in Italia era un uomo felice, ma soprattutto orgoglioso di suo figlio, promettente cantante, cui dedicò tutto se stesso.
"Sanremo 1958": il pubblico grida il suo entusiasmo per "Volare" e unisce nel trionfo i due interpreti. Dietro le quinte un uomo piange di gioia. È felice, troppo felice... . Il suo cuore semplice accoglie il momento magico e lo racchiude per sempre.
Così lascia il mondo Nino d'Aurelio, papà di Johnny Dorelli, il tenorino brianzolo che aveva fatto cantare migliaia di americani rinnovando la tradizione del grande Caruso.
Oggi la Galleria del Corso è solo un comodo passaggio tra Corso Vittorio Emanuele e Piazza Beccaria. L'ondata del moderno frastuono musicale ha spazzato le speranze, i sogni, le gioie, le delusioni. Anche le storie di tante persone dal cuore semplice.
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