Giovanni Barberi
crea l'avveniristico "pianino"
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La riproduzione sonora nel tempo
l massimo della sofisticazione fu raggiunta nei primi anni del XIX secolo; a partire da allora i sistemi di riproduzione meccanica si moltiplicarono ed ebbero una discreta diffusione. Ogni periodo, comunque, ha avuto le sue geniali realizzazioni che applicavano, di volta in volta, la tecnologia disponibile dell'epoca.
Con l'avvento dette macchine parlanti queste piccole meraviglie furono dimenticate motto presto e praticamente scomparvero dalla circolazione. Oggi una esigua schiera di appassionati collezionisti ne ha salvato una parte di esse e grazie a ciò possiamo ricostruire la storia evolutiva di questi congegni. Il reperimento delle testimonianze comporta notevoli difficoltà, tanto da far diventare questi oggetti dei veri pezzi unici; un accurato restauro dette scatole parlanti permette di perpetuare ancor oggi, nell'era del "compact disc", la meraviglia che esse suscitavano negli ascoltatori di un tempo.
Lo strumento che meglio si presta alla programmazione preventiva e il pianoforte. I fori, praticati su un supporto cartaceo a nastro che scorre, mettono in azione alcuni meccanismi che agiscono percuotendo le corde e restituendo un suono che imita quello dell'esecutore, senza pero tenere conto dell'intensità delle note; il risultato è costituito da quelle sonorità piatte ed omogenee che fanno la caratteristica di queste macchine.
Una variante a tali congegni, che normalmente erano contenuti nello stesso pianoforte, ci è data dall'autopiano; quest'automa, infatti, era indipendente dal corpo vero e proprio dello strumento, esso veniva accostato ad un normale pianoforte e con un particolare sistema di martelletti agiva direttamente sulla tastiera. Il movimento di questa serie di dita artificiali era comandato, in corrispondenza di ogni tasto, dal solito rullo di carta perforata. Sono poi stati costruiti anche pianoforti che, oltre a suonare perché funzionanti meccanicamente, permettevano di essere usati come normali pianoforti da un eventuale esecutore; questi strumenti musicali quando eseguivano i loro brani, secondo gli ordini della banda perforata, mettevano in movimento il bianco ed il nero della tastiera e sembravano suonati da un invisibile musicista.
Nella seconda metà del XIX sec. ebbero grande popolarità gli organetti di Barbera a cilindri dentellati e le "boites a musique" a nastro o a disco perforato, chiamate anche "carillon". Tra questi tipi di macchine sonore vanno ricordate quelle che anticipavano di circa un secolo l'idea del "juke-box". Si trattava di grandi congegni che applicavano il sistema dei cilindri chiodati o dei dischi perforati; destinati ai locali pubblici, funzionavano previa introduzione di una moneta e offrivano una ricca varietà di brani, che l'avventore poteva liberamente scogliere. Naturalmente, pur basandosi sugli stessi principi, questi ultimi erano molto più completi degli organi di Barberia: i grandi "orchestrion" (questo era il loro nome) erano in grado di suonare contemporaneamente gli strumenti musicali più disparati, dall'organo allo xilofono, alla batteria completa di nacchere, piatti e campanelli.
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