L'organetto di Barberia
diffonde le canzoni




La riproduzione sonora nel tempo


li organi di Barberia, denominati anche "pianini", furono inventati intorno al 1700 dal modenese Giovanni Barberi. Il cuore di questi congegni è un cilindro provvisto di punte metalliche, simili a piccoli chiodi, che agiscono, quando viene messo in rotazione, su piccole leve le quali, a loro volta, provocano la percussione o il pizzico delle corde oppure la chiusura e l'apertura delle canne di organo. Normalmente ogni cilindro, a seconda delle sue dimensioni, aveva diversi ordini di dentellatura in modo da garantire l'esecuzione di più composizioni musicali. A riprova della diffusione e della fortuna che questi organetti a cilindro ebbero, va ricordato che anche musicisti della taglia di Haydn, Mozart e Salieri composero brani specifici ad essi destinati. Alcuni piattini erano montati su piccoli carri e venivano trainati a braccia dal loro "impresario" oppure da un cavallo; attraversavano i piccoli paesi e le grandi città seguiti da un codazzo di ragazzini vocianti, diffondendo la squillante melodia dei loro strumenti che si sovrapponeva a quei pochi rumori che allora erano presenti nei centri abitati. La divulgazione della canzone a livello popolare deve moltissimo a loro; infatti il repertorio caratteristico dei piattini ambulanti era basato su melodie di canzoni che il più delle volte erano cantate dallo stesso conduttore del carretto musicale. La città che più di ogni altra contava per le sue strade uno straordinario numero di piattini ambulanti era Napoli, tanto da diventare negli ultimi anni dell'800 la capitale ufficiale di questo simpatico strumento. A Napoli il suonatore di pianino non veniva considerato alla stregua di un semplice mendicante, bensì come un vero e proprio commerciante in quanto cedeva, per un paio di soldi, la partitura (quasi sempre per mandolino) e il testo delle canzoni eseguite dal suo organetto. In conclusione di questa rapidissima carrellata sulle scatole musicali e necessario ribadire ancora una volta che esse, in nessun caso, furono in grado di riprodurre un suono dal vivo e tanto più la voce umana; erano cioè concepite per sostituire il musicista esecutore e non per registrare l'esecuzione musicale. Questa fondamentale differenza rende molto discutibile il considerarle, da parte di alcuni, come gli antenati del fonografo. La geniale invenzione di Thomas Alva Edison costituisce pertanto una pietra miliare, o forse meglio dire, l'inizio della storia delle macchine concepite dall'uomo per conservare nel tempo la memoria delle realizzazioni dell'arte musicale.


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