Storia

 

 

 

 

 

 



Vallecrosia medievale

 


Piani ai primi del '900

 


Scorcio della vecchia Vallecrosia

 


Il Torrione visto dalla propr. S. Anna

 


Mercatino dell'antiquariato

 

Il Museo della Musica è sito a Vallecrosia, nella Riviera dei Fiori. A pochi chilometri da Sanremo e Bordighera, a due passi da Mentone e Montecarlo.

Cenni storici

Vallecrosia è sita nella VALLE DEL CROSA, distinta nei due centri dei Piani di Vallecrosia, spesso tormentati dalle piene alluvionali del Nervia e Vallecrosia Alta di cui è estremamente arduo ricostruire in maniera chiarissima l'origine ma di cui è estremamente importante analizzare l'evoluzione tra BORGO MEDIEVALE e PIANI o CITTADINA MODERNA DI COSTA tenendo in CONTO ASSOLUTO la vicenda antichissima ed estremamente importante di ARCAICI INSEDIAMENTI AI PIANI DI VALLECROSIA destinati però dalla II metà dell''800 ad unoSTRAORDINARIO SVILUPPO tanto che, con case, strutture industriali, aziende ed insediamenti vi fu realizzato anche un "PORTO". La valle del torrente CROSA [-crosia rispecchia il dialettale ligure krösu forse da un lat. corrosus> "valle angusta, stretta", ma il rio ebbe anche nome di Vervone/ Verbone], che conferisce il suo nome alla cittadina di VALLECROSIA, a est di quella del Nervia, ebbe antica tradizione di insediamenti che risalgono alla romanità, da cui forse deriva il nome Armantica, che dal medioevo si estendeva a oriente del rio Batallo, verso Vallebona e Borghetto S.Nicolò. I PIANI DI VALLECROSIA, area costiera della valle, son stati sede dei rinvenimenti più importanti in particolare presso la chiesa romanica di S.Vincenzo/S.Rocco [eretta, sui resti di qualche struttura o tempietto romano, in un'area ove persiste tuttora il nome di luogo LUCUS (= bosco sacro)e che ha fatto pensare ad una importanza religiosa del luogo anche per i pagani: un sito ove non a caso fu eretta una struttura cenobitica molto antica nella località VIGNASSE]: nel secolo scorso vi si rinvennero monete romane, in seguito vicino alla chiesetta, immersa nel verde di un uliveto oggi scomparso, gli archeologi individuarono sepolcri romani, ma anche di epoca posteriore, un'arula votiva romana al dio Apollo protettore dei viaggiatori (tuttora conservata nell'edificio religioso), grandi blocchi di pietra della Turbia ben sagomati. Vennero pure scoperti muri romani, tombe, materiale da costruzione (tegoloni e laterizi in particolare) nelle località Valgioi e Bronzina e altri avanzi di costruzioni e sepolcri oltre a tre tombe tardo romane di cui una a "cappuccina", una seconda ricavata entro un'anfora ed una terza fatta con ciottoli di fiume ed in cui stavano i resti scomposti di uno scheletro (azienda "Tonet": sui resti di una struttura estrattiva argillosa romana). Dopo la decadenza dell'Impero di Roma e la distruzione della via Giulia Augusta la zona dei "Piani" venne abbandonata dalla popolazione per il timore di predazioni barbariche: solo nel 1800 tal zona dei AVREBBE RIPRESO VITA con l'edificazione della STRADA DELLA CORNICE (grossomodo la VIA AURELIA di oggi] ritornando ad essere un CENTRO POPOLOSO ED IMPORTANTE. La popolazione dal VI secolo ca. prese quindi sempre più a ritirarsi nel sito interno e protetto di VALLECROSIA MEDIEVALE, borgo murato in un'ansa a levante del torrente Crosa (la popolazione poteva accedere sul percorso dell'attuale provinciale superando il torrente per mezzo di un guado a pedate: un quadro della cittadina murata si trova tuttora nella parrocchiale del sito medievale: B. DURANTE - F. POGGI - E. TRIPODI, I graffiti della storia: Vallecrosia e il suo retroterra, Vallecrosia-Pinerolo, 1984, p.72. Dopo la paura dei Saraceni e le guerre feudali, verso il XIII sec. l'area dei "Piani" cominciò a ripopolarsi. Dagli atti del notaio del duecento G. de Amandolesio sappiamo che in effetti presso la chiesa di S.Vincenzo/S.Rocco non fu mai del tutto abbandonata. Il notaio ci informa che il sito era percorso dalla strata, cioè dai resti dell'antica via romana che si congiungeva ad un ponte sul torrente Nervia, per immettere il traffico, davanti al castello di Portiloria, verso Ventimiglia e per la valle del Nervia. Il notaio usò ancora il termine strata per indicare (atto del 7-XI-1259) i resti di altro frammento di percorso romano, nel luogo "alla bocca [foce] del Vervone", torrente il cui arido alveo la Giulia Augusta superava con un guado di cui si son conservate tracce fino ad una recente distruzione. Procedendo verso occidente, a riguardo dello stesso percorso, il notaio ricorse al termine più modesto di via con cui si indicava un percorso tipicamente medievale: alla sponda sinistra del Nervia, i siti vallecrosini erano sempre più ricchi di occupazioni rurali che avevano comportato ripascimenti del terreno. La "via", una mulattiera che correva a lato della chiesa di S.Vincenzo/ S.Rocco, nel XIII sec. era fiancheggiata da fondi privati soprattutto delle famiglie Giudice e Curlo oltre che da terreni di proprietà del Vescovado di Ventimiglia: tra questi vi era anche una "terra agricola" dell'Ospedale de Arena . Vallecrosia alta o medievale si sviluppò come una delle otto "ville rurali" del territorio di Ventimiglia, sino a quando, ribellatasi al capoluogo di Ventimiglia che imponeva alle ville tasse elevatissime, entrò a formare (1686) la "Magnifica Comunità degli Otto Luoghi" assieme agli altri centri di Camporosso, San Biagio, Soldano, Borghetto S.Nicolò, Vallebona, Bordighera e Sasso. Momenti drammatici corse il paese nellla II metà del XVI secolo. Dapprima fu oggetto delle scorrerie dei Pirati turcheschi o Barbareschi -in pratica i miliziani della flotta imperiale turca del Mediterraneo occidentale impegnata ad assediare Nizza- che sbarcarono più volte anche sul litorale dei Piani di Vallecrosia a far saccheggi poco dopo la metà del '500. Per opporsi agli inavasori gli abitanti di Vallecrosia su indicazioni del Governo di Genova, edificarono varie Torri difensive, da combattimento e da avvistamento: tra queste la più importante, e che fungeva da perno difensivo per tutto il territorio costiero da Ventimiglia a Bordighera fu il forte costiero offensivo, armato di potente artiglieria, detto ilTORRIONE. Verso il 1579-'80 la villa di Vallecrosia come tutto il territorio del Capiyanato di Ventimiglia fu accerchiata dalla morte nera l'epidemia di peste bubbonica che devastò tutta la Liguria e dimezzò la popolazione di Genova: fortunatamente la previdenza degli amministratori, dei funzionari della sanità e degli stessi abitanti tenne fuori dall'estremo ponente la temibile epidemia. Purtroppo per alcune decenni i commerci e le solite attività economiche ed agricole -come l'olivicoltura- patirono un grave arresto e la carestia impoverì notevolmente la zona: poi grazie alla laboriosità della gente e ad opere di interesse pubblico la situazione del paese prese a decollare sempre più fino al relativo benessere dei primi del '700...poi avvennero straordinari capovolgimenti. Il comune di Vallecrosia naturalmente conobbe anche la Rivoluzione francese e la dominazione napoleonica: il Bonaparte, facendo realizzare una efficiente via costiera tra Italia e Francia (la "via della Cornice") permise il ripopolamento dei "Piani": che si intensificò ancor più con la realizzazione della strada ferrata. Il caratteristico borgo murato medievale di Vallecrosia alta (ove è la grande e bella chiesa di S.Antonio Abate e dove predicarono prima S.Bernardo e molto dopo padre Segneri) prese a spopolarsi a vantaggio dell' insediamento ai Piani" ove, ai primi di questo secolo venne realizzato uno scalo marittimo per commercializzare il legname estratto dal monte Ceppo e qui trasportato attreverso una "ferrovia" costruita fra le montagne. La crescita (anche per il rapido sviluppo della floricoltura che in tempi recenti finì per sostituire la tradizionale Coltura degli olivi) divenne così intensa che la piccola chiesa di S.Rocco non bastò più per la popolazione e dovette essere ampliata nel 1909: anche se intanto l'educazione spirituale e culturale dei vallecrosini venne garantita ai "Piani" dagli insediamenti di una casa salesiana di Don Bosco (1876) e da una di suore di Maria Ausiliatrice (18-XII-1887). Col tempo, specie in questo secolo, sfruttando un certo facile destino naturale di stazione climatica e balneare, Vallecrosia ha integrato la propria economia (già basata sulla floricoltura che ha quasi surrogato le storiche colture di vino, olivi e palme) diventando punto di riferimento per un turismo italiano e non. Dal punto di vista sociale non sono mancati rilevanti progressi e la cittadina offre all'utenza molteplici servizi da quelli di interesse culturale (con scuole di ogni grado, pubbliche o private) a quelli di ordine economico con la presenza di tre importanti istituti bancari. Le manifestazioni, religiose e non, sono parecchie, con sagre e feste danzanti, ma forse l'appuntamento che attualmente va raccogliendo credito sempre superiore è il Mercatino dell'antiquariato che si svolge la II domenica di ogni mese e nel corso del quale, grazie alla competenza degli espositori ed alla qualità degli oggetti in vendita, si possono realizzare affari di rilievo, tanto che l'appuntamento commerciale è atteso in tutta la provincia come un incontro non solo economico ma anche culturale per vedere esposti, nella cornice medievale del borgo antico, oggetti di notevole pregio che fanno correre il pensiero all'indietro nei secoli se non nei millenni.

Testo storico del prof. Bartolomeo Durante

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