|
Da sempre
l'uomo ha tentato di conservare il suono in qualche modo
onde poterne fruire l'ascolto quando e dove desiderava; ma
la caratteristica tipica dell'arte musicale, cioè la
immaterialità, ha reso questo sogno d'impacchettare il suono
uno dei più antichi miti dell'umanità.
Il campo delle realizzazioni è veramente vasto e
l'interessante storia dell'evoluzione di questi straordinari
meccanismi richiederebbe uno specifico volume. Una
panoramica storica sulle macchine sonore la troviamo proprio
nella prefazione al libro "The Phonograph and How to Use It"
pubblicato nel 1900 dalla National Phonograph Company di
T.A. Edison. Il "manuale" sull'uso dell'invenzione della
macchina parlante riporta nelle sue prime pagine che il
documento più antico giunto fino a noi risale al XV secolo
a.C.; si tratta della statua eretta dagli Egizi in onore del
semidio Memnon nei pressi di Tebe, essa conteneva, nascosto
nel suo interno, un meccanismo che applicava la tecnica
idraulica e che, agendo su un complesso sistema di canne,
permetteva di simulare la voce umana. Sembra clie alla corte
degli imperatori cinesi esistessero, già intorno al 300 a.
C. , intere orchestre di congegni meccanici con lo scopo di
dilettare i sovrani. Scorrendo questo singolare manuale
apprendiamo che circa un secolo dopo, in Occidente, veniva
realizzato un suonatore meccanico di strumenti a fiato ad
opera di un certo Apollonius da Perga. Il massimo delta
sofisticazione fu raggiunta nei primi anni del XIX secolo; a
partire da allora i sistemi di riproduzione meccanica si
moltiplicarono ed ebbero una discreta diffusione... |